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Sportello antiviolenza
Lunedì pomeriggio 15,30/17,30
Giovedì mattina 9,30/12,30
Piazza Armerina (EN)

Sportello: 0935 982436

Numero verde antiviolenza:
1522
Mobile H24:
320 94 40 262

Cosa facciamo

Il tipo di intervento adottato dalla Associazione “DonneInsieme - Sandra Crescimanno”  è caratterizzato dall'importanza assegnata alla relazione di aiuto tra donne. Per ricostruire la libertà e l’autonomia femminili, che in situazioni di grande disagio e sofferenza come nel caso della violenza di genere si trovano ed essere gravemente minate, si punta sul rapporto empatico che si instaura tra la donna che viene accolta e l'operatrice del centro antiviolenza. 

La relazione viene agita su un piano di reciprocità: l'operatrice riconosce ed accetta incondizionatamente il punto di vista della donna, i suoi desideri, la sua progettualità, confermandole una specifica competenza sulla propria situazione. La donna che si rivolge al Centro con una richiesta di aiuto, di contro, riconosce implicitamente la competenza relazionale dell'operatrice, la sua esperienza sul problema della violenza e la sua conoscenza delle risorse presenti nel territorio.

 

Colloquio telefonico

Generalmente il primo colloquio è telefonico. L'operatrice che risponde, se la donna può parlare liberamente, raccoglie la sua esperienza, rassicura l'interlocutrice sull'anonimato e la segretezza del colloquio e cerca di stabilire con lei una comunicazione significativa. Il primo passo è quello di aiutare la donna a esplicitare il suo bisogno e il suo problema, e quindi di verificare se il caso è di competenza del Centro, spiegando nel contempo cosa esso può offrire. L'operatrice può dare informazioni utili per affrontare nell'immediato la situazione e propone infine un colloquio di persona su appuntamento.

 

Colloquio personale

Il colloquio viene proposto alla vittima di violenza come uno spazio privilegiato in cui poter raccontare il proprio vissuto, spiegare la propria esperienza e vedere insieme quale percorso intraprendere per uscire dalla violenza. 

Il lavoro dell'operatrice consiste nel leggere e rimandare alla donna i punti di forza che emergono dal suo stesso racconto, nel contenere l'angoscia, nel ridimensionare fantasmi di uomini onnipotenti o di situazioni prive di sbocchi. Individuati insieme i problemi da affrontare e stimate l'entità e la qualità delle risorse disponibili, si stabilisce con la donna una serie di obiettivi concretamente realizzabili, in un progetto con tempi e compiti il più possibile definiti. All'interno di questo progetto l'operatrice sostiene la donna nella sua attività di contatto con i servizi, la polizia, le avvocate, etc. fornendo informazioni, fungendo da collegamento e vincolandosi ad operare con il suo consenso mediazioni per lei vantaggiose. Il colloquio può diventare così un'occasione importante per individuare e nominare l'oppressione, decolpevolizzarsi e abbandonare gradualmente comportamenti auto-vittimizzanti, trovare risorse interne e strade concrete per cambiare la situazione esistente, al fine di promuovere un percorso di autodeterminazione e di empowerment che porterà la vittima ad uscire dalla spirale della violenza.

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